Malgrado l’uso alluvionale dell’aggettivo nuovo e sostenibile ,  nella proposta di legge del governo Meloni, il nucleare che verrà non ha nulla di nuovo e di sostenibile. Si tratta di una ripeoposta del nucleare a fissione  che presenta pericoli e rischi non risolti e che si sono già verificati in passato con danni alle persone, all’ambiente e all’economia di proporzioni inaccettabili.

Malgrado l’uso alluvionale dell’aggettivo nuovo, anche nella proposta di legge del governo Meloni, per descrivere il nucleare che si vuole riportare in Italia e le etichette applicate dagli interessati a costruire le centrali con tipologie che millantano mirabolanti novità come 3° generazione, 3° super, addirittura 4°, resta la sostanza della tecnologia del nucleare da fissione che presenta pericoli e rischi non risolti e che si sono già verificati in passato con danni alle persone, all’ambiente e all’economia di proporzioni inaccettabili.

Il nucleare è conveniente ? No, i costi di produzione di elettricità da energie rinnovabili sono molto più bassi  e per rendere convenienti i costi dell’energia prodotta da nucleare da fissione occorrono garanzie e finanziamenti pubblici altrimenti i costi restano più alti, molto più alti.

Nel lontano 1987 elettrici ed elettori in Italia bocciarono in un referendum abrogativo a grande maggioranza il nucleare ad uso civile. Contribuì certamente al risultato l’incidente nucleare avvenuto nell’aprile 1986 nella centrale di Chernobyl, con l’esplosione del reattore n°4. Chernobyl è attualmente parte dell’Ucraina. L’incidente creò una situazione drammatica, pressoché sconosciuta, con una vasta zona di territorio inabitabile, moltissime vittime anche tra i soccorritori e causò la diffusione di una nube radioattiva di enormi dimensioni che provocò il fall-out di particelle radioattive in buona parte del territorio europeo - Italia compresa - anche molto lontano da Chernobyl. Portò al divieto di raccogliere verdure, anche negli orti, di usare i prodotti della terra che assorbivano le radiazioni. Furono prescritte modalità di vita per tentare di diminuire i rischi per la salute delle persone, ad esempio si doveva tenere conto che l’erba contaminata poteva entrare nelle carni animali e nel latte e quindi minacciare la salute dei bambini.

Era una condizione a cui le persone non erano preparate, non c’erano conoscenze in materia e anche le autorità che dovevano dare consigli e emanare prescrizioni dovevano acquisire nozioni che non avevano.

In poche parole fu un autentico shock di massa.

Per di più il nemico era la diffusione di polveri radioattive volatili, portate dal vento in tutta Europa ma non si trattava di nubi come le altre, non avevano la visibilità della nube temporalesca ma la subdola caratteristica  dell’invisibilità che solo strumenti adatti potevano rivelare. La popolazione era impreparata a queste conseguenze.

La situazione più grave era quella nell’area interessata dalla centrale, il nucleo fuso ha dovuto essere chiuso in un sarcofago di grande spessore in cemento armato perché continuava a fondersi ad altissima temperatura. Gli strumenti usati fino ad allora per spegnere gli incendi erano del tutto inutili, inefficaci, inadeguati. Si constatò così che un incidente nucleare non è un normale incidente e tanto meno un incendio del tipo conosciuto, ma è una materia che fonde, che diventa incontrollabile e crea un ambiente invivibile per una superficie molto ampia.

Ai tanti morti nel momento dell’incidente si aggiunsero quanti subirono le conseguenze nel tempo, i tantissimi feriti. Ai contaminati dall’esplosione, compresi i soccorritori, si aggiunsero quelli derivati dall’abbandono della città, delle case, del territorio circostante.

Un’ampia zona di territorio non era più abitabile e l’incidente aveva avuto conseguenze mondiali facendosi beffe dei confini degli stati nazionali.

In Italia arrivarono, ad esempio, i bambini di Chernobyl. Un arrivo che confermò la dimensione drammatica delle conseguenze dell’incidente nucleare e in varie parti del paese si creò una solidarietà per aiutarli a contrastare i riflessi di questo enorme disastro sulla loro salute.

Purtroppo la memoria di disastri terribili per la specie umana e per l’ambiente come questo vengono dimenticati, mentre dovrebbero essere sempre presenti come monito a non ripetere gli stessi errori. In sostanza a non costruire nuove centrali. L’Italia non aveva molte centrali nucleari, alcune erano vecchie con una produzione di 150/300 megawatt, l’unica recente era Caorso con una potenza di circa 860 mega watt.

L’esito del referendum, molto chiaro, ebbe conseguenze altrettanto nette e le centrali esistenti furono fermate e dismesse. Le conseguenze di Chernobyl contribuirono a convincere la maggioranza del nostro paese che le centrali nucleare in Italia dovevano essere chiuse.

Berlusconi nel 2008 decise che era giunto il momento di ripensarci e insieme al ministro Scaiola fece  approvare una nuova legge che prevedeva il ritorno al nucleare civile, utilizzando l’esperienza e le competenze francesi. Il piano infatti prevedeva di costruire degli Epr come in Francia. Da neofiti forse pensavano che le centrali sarebbero arrivate rapidamente e che i costi sarebbero stati contenuti. La centrale di Okiluoto in Finlandia, stesso tipo di reattore di quelli previsti in Italia, è entrata in funzione dopo 20 anni, con costi moltiplicati molte volte.

Il referendum del 2011 che bocciò il nuovo piano del governo Berlusconi paradossalmente fece risparmiare ingenti risorse e spinse L’Italia a misurarsi con le energie rinnovabili che stentavano a decollare per colpa evidente dell’illusione nucleare. Tanto che il primato del fotovoltaico in Europa era della Germania non del nostro “paese del sole.

Anche il referendum abrogativo del 2011 disse un no chiaro e secco al nucleare civile in Italia. C’è chi ha ironizzato sul fatto che qualche mese prima del secondo referendum abrogativo dl 2011 ci fu un altro gravissimo incidente a Fukushima in Giappone, che avrebbe contribuito a questo esito elettorale, dimenticando che non era un caso inventato ma un dramma che costò oltre 30.000 morti, centinaia di miglaia di persone evacuate, ecc.

Si potrebbe dire che la realtà prese il sopravvento sulla propaganda facilona. L’incidente di Fukushima ebbe origine da un maremoto, a sua volta conseguenza di un terribile terremoto. Certo Fukushima convinse tanti che non era il caso di rischiare di nuovo un incidente nucleare, ma si trascura di ricordare perché avvenne. La costruzione della centrale non aveva tenuto conto di avvenimenti eccezionali come un terremoto di proporzioni enormi ma fenomeno endemico nell’area giapponese e non solo. Una centrale nucleare non è una normale fabbrica ma è un complesso molto pericoloso che richiede misure di cautela da eventi che si spera non accadranno mai, ma purtroppo potrebbero accadere, ad esempio guerre, terrorismo, un aereo che cade, ecc.

Avere costruito la centrale in una posizione non in grado di rimanere in sicurezza di fronte a qualunque evento portò al blocco elettrico delle pompe e quindi ad una situazione di possibile esplosione e di fusione del nucleo in 4 reattori su 6, di cui uno alimentato a plutonio, molto più pericoloso. Dovettero andarsene dalle loro case centinaia di migliaia di persone, un’ampia area di territorio fu interdetta.

L’incidente giapponese è avvenuto in un’area densamente popolata, a soli 200 Km da Tokio, ha inquinato le acque del mare con conseguenze sulla possibilità di mangiare pesce. L’oceano ha certamente diluito le conseguenze su un’area più vasta ma nello stesso ha esteso le conseguenze, con un ulteriore aggravio dovuto alla  decisione di smaltire in mare le acque contaminate necessarie per raffreddare i 4 reattori e le piscine con le scorie distrutte durante il disastro. Sebbene oggi filtrata e diluita, lo sversamento nell’oceano di acqua radioattiva continua tuttora, malgrado le proteste di quanti abitano le zone che si affacciano sullo stesso oceano pacifico e le possibili conseguenze non erano solo incubi teorici.

Ora il governo Meloni vuole riprovarci. La destra non resiste alla tentazione di reintrodurre il nucleare. Malgrado l’uso alluvionale dell’aggettivo nuovo, anche nella proposta di legge del governo Meloni, per descrivere il nucleare che si vuole riportare in Italia e le etichette applicate dagli interessati a costruire le centrali con tipologie che millantano mirabolanti novità come 3° generazione, 3° super, addirittura 4°, resta la sostanza della tecnologia del nucleare da fissione che presenta pericoli e rischi non risolti e che si sono già verificati in passato con danni alle persone, all’ambiente e all’economia di proporzioni inaccettabili. Il nucleare è conveniente ? No, i costi di produzione di elettricità da energie rinnovabili sono molto più bassi (meno della metà) e per rendere convenienti i costi dell’energia prodotta da nucleare da fissione occorrono garanzie e finanziamenti pubblici altrimenti i costi restano più alti, molto più alti.

Per di più il problema per l’Italia è l’indipendenza energetica, mentre il nucleare porterebbe ad una nuova e maggiore dipendenza dall’estero. Il nucleare da fusione, che è del tutto diverso, è ancora molto lontano da essere tradotto in centrali produttive, quindi si sta parlando essenzialmente di nucleare da fissione.

Sole e vento sono energie discontinue ? Vero, ma esiste anche l’idroelettrico, fonte rinnovabile molto presente ed utilizzata in Italia, che avrebbe bisogno di investimenti. Il fotovoltaico ha bisogno del sole, se non c’è non produce ma la produzione elettrica può essere accumulata negli impianti di pompaggio idroelettrico, di cui l’Italia è ricca. Tutti i giorni Terna (operatore nazionale delle rete elettrica) utilizza l’idroelettrico anche al contrario, con i  pompaggi, per accumulare acqua usando le eccedenze elettriche prodotte, in modo da usare la stessa acqua accumulata per produrre elettricità al bisogno, oppure quando vento e sole non bastano.

In Spagna dopo il black out il nucleare ci ha messo 3 giorni per tornare a regime, mentre le centrali idroelettriche hanno risposto al comando di ri-avviamento in 10/15 minuti.

E’ sperabile che il governo ci ripensi, che la Corte costituzionale, in coerenza con la sua sentenza 199/2012, blocchi il governo. Altrimenti toccherà di nuovo a elettrici ed elettori bocciare in un nuovo referendum abrogativo la nuova legge nuclearista del governo Meloni.